sabato 30 marzo 2019

Taranto (TA), 30 Marzo 2019 - Cesare Bazzani



Cesare Bazzani

Cesare Bazzani nasce a Roma, il 5 marzo 1873, da Luigi, pittore e scenografo, e da Elena Fracassini-Serafini. Frequenta la Scuola di applicazione di Roma, si laurea in Architettura tecnica (Ingegneria civile) nel 1896. I primi anni di professione lo vedono impegnato in una serie di progetti e di studi di vario genere tra cui saggi di restauro di edifici medievali di Roma: l'Albergo dell'Orso, il Palazzetto della Fornarina e alcune casette al rione Regola. 
Nel 1906 vince il concorso per la Biblioteca nazionale di Firenze; due anni dopo vince anche il concorso per la Galleria nazionale d'arte moderna di Roma. Questi due successi saranno decisivi per la sua fama. Nel 1913 pone allo studio il progetto per il Ministero per la pubblica istruzione. La sua attività diventa intensissima. 

Taranto, 30.03.2019 - Mostra Cesare BazzaniProgetti e Opere nella Città dei Due Mari

Bazzani realizza in varie città italiane una lunga serie di edifici civili, di chiese, di palazzi del governo, palazzi delle poste, case del fascio e del mutilato, sedi di amministrazioni locali, banche e scuole, disseminate in 68 città italiane, una produzione tale che tutte «le opere da lui progettate e costruite messe insieme costituirebbero, loro sole, una città vastissima», come ebbe a dire Gustavo Giovannoni commemorandone la morte avvenuta a Roma il 30 marzo 1939 (http://architetti.san.beniculturali.it/).

Cesare Bazzani.
Progetti e opere nella Città dei Due Mari


martedì 14 giugno 2016

San Vito di Taranto (TA) - Festeggiamenti in onore di S. Vito


Il C.F.N. La Persefone Gaia di Taranto invita tutti alla Manifestazione Filatelica che si terrà a San Vito di Taranto (TA) oggi dalle ore 17,00 alle ore 23,00. E' previsto un annullo filatelico di Poste Italiane e due cartoline emesse dalla Proloco Capo San Vito c/o l'omonima Chiesa.


San Vito è nato a Mazara del Vallo (Trapani), III sec. e deceduto in Lucania il 15 giugno 303. Non si conosce la sua origine, anche se una "Passio" di nessun valore storico, lo fa nascere in Sicilia da padre pagano e lo vuole incarcerato sette anni perché cristiano. L'unica notizia attendibile su di lui si trova nel Martirologio Gerominiano, da cui risulta che Vito visse in Lucania. Popolarissimo nel medioevo, egli fu inserito nel gruppo dei Ss. Ausiliatori, i santi la cui intercessione veniva considerata molto efficace in particolare occasioni e per sanare determinate malattie. Egli veniva invocato per scongiurare la lettargia, il morso di bestie velenose o idrofobe e il "ballo di San Vito". In proposito la leggenda racconta che Vito, da bambino, abbia guarito il figlio di Diocleziano, suo coetaneo, ammalato di epilessia.

Patronato:
Danzatori, Epilettici
Etimologia: Vito = forse forte, virile, che ha in sé vita, dal latino
Emblema: Palma
Martirologio Romano: In Basilicata, san Vito, martire


Cartoline commemorative disegnate dal Prof. Giuseppe Ferrara


Annullo disegnato dal Prof. Giuseppe Ferrara
San Vito fa parte dei 14 Santi Ausiliatori, molto venerati nel Medioevo, la cui intercessione veniva considerata particolarmente efficace nelle malattie o specifiche necessità. Gli altri tredici Ausiliatori sono: Acacio, Barbara, Biagio, Caterina d’Alessandria, Ciriaco, Cristoforo, Dionigi, Egidio, Erasmo, Eustachio, Giorgio, Margherita, Pantaleone.
Il culto per s. Vito è attestato dalla fine del V secolo, ma le notizie sulla sua vita sono poche e scarsamente attendibili. Alcuni antichi testi lo dicono lucano, ma la ‘Passio’ leggendaria del VII secolo, lo dice siciliano; nato secondo la tradizione a Mazara del Vallo in una ricca famiglia, rimasto orfano della madre, fu affidato ad una nutrice Crescenzia e poi al pedagogo Modesto, che essendo cristiani lo convertirono alla loro fede.
Aveva sui sette anni, quando cominciò a fare prodigi e quando nel 303 scoppiò in tutto l’impero romano, la persecuzione di Diocleziano contro i cristiani, Vito era già molto noto nella zona di Mazara.
Il padre non riuscendo a farlo abiurare, si crede che fosse ormai un’adolescente, lo denunziò al preside Valeriano, che ordinò di arrestarlo; che un padre convinto pagano, facesse arrestare un suo figlio o figlia divenuto cristiano, pur sapendo delle torture e morte a cui sarebbe andato incontro, è figura molto comune nei Martirologi dell’età delle persecuzioni, che come si sa, sotto vari titoli furono scritti secoli dopo e con l’enfasi della leggenda eroica.
Il preside Valeriano con minacce e lusinghe, tentò di farlo abiurare, anche con l’aiuto degli accorati appelli del padre, ma senza riuscirci; il ragazzo aveva come sostegno, con il loro esempio di coraggio e fedeltà a Cristo, la nutrice Crescenzia e il maestro Modesto, anche loro arrestati.
Visto l’inutilità dell’arresto, il preside lo rimandò a casa, allora il padre tentò di farlo sedurre da alcune donne compiacenti, ma Vito fu incorruttibile e quando Valeriano stava per farlo arrestare di nuovo, un angelo apparve a Modesto, ordinandogli di partire su una barca con il ragazzo e la nutrice.
Durante il viaggio per mare, un’aquila portò loro acqua e cibo, finché sbarcarono alla foce del Sele sulle coste del Cilento, inoltrandosi poi in Lucania (antico nome della Basilicata, ripristinato anche dal 1932 al 1945).
Vito continuò ad operare miracoli tanto da essere considerato un vero e proprio taumaturgo, testimoniando insieme ai due suoi accompagnatori, la sua fede con la parola e con i prodigi, finché non venne rintracciato dai soldati di Diocleziano, che lo condussero a Roma dall’imperatore, il quale saputo della fama di guaritore del ragazzo, l’aveva fatto cercare per mostrargli il figlio coetaneo di Vito, ammalato di epilessia, malattia che all’epoca era molto impressionante, tale da considerare l’ammalato un indemoniato.
Vito guarì il ragazzo e come ricompensa Diocleziano ordinò di torturarlo, perché si rifiutò di sacrificare agli dei; qui si inserisce la parte leggendaria della ‘Passio’ che poi non è dissimile nella sostanza, da quelle di altri martiri del tempo.
Venne immerso in un calderone di pece bollente, da cui ne uscì illeso; poi lo gettarono fra i leoni che invece di assalirlo, diventarono improvvisamente mansueti e gli leccarono i piedi. Continua la leggenda, che i torturatori non si arresero e appesero Vito, Modesto e Crescenzia ad un cavalletto, ma mentre le loro ossa venivano straziate, la terra cominciò a tremare e gli idoli caddero a terra; lo stesso Diocleziano fuggì spaventato.
Comparvero degli angeli che li liberarono e trasportarono presso il fiume Sele allora in Lucania, oggi dopo le definizioni territoriali successive, scorre in Campania, dove essi ormai sfiniti dalle torture subite, morirono il 15 giugno 303; non si è riusciti a definire bene l’età di Vito quando morì, alcuni studiosi dicono 12 anni, altri 15 e altri 17.
Purtroppo bisogna dire che il martirio in Lucania è l’unica notizia attendibile su s. Vito, mentre per tutto il resto si finisce nella leggenda. Il suo culto si diffuse in tutta la Cristianità, colpiva soprattutto la giovane età del martire e le sue doti taumaturgiche, è invocato contro l’epilessia e la corea, che è una malattia nervosa che dà movimenti incontrollabili, per questo è detta pure “ballo di san Vito”; poi è invocato contro il bisogno eccessivo di sonno e la catalessi, ma anche contro l’insonnia ed i morsi dei cani rabbiosi e l’ossessione demoniaca.
Protegge i muti, i sordi e singolarmente anche i ballerini, per la somiglianza nella gestualità agli epilettici. Per il grande calderone in cui fu immerso, è anche patrono dei calderai, ramai e bottai.
Secondo una versione tedesca della leggenda, nel 756 l’abate Fulrad di Saint-Denis, avrebbe fatto trasportare le reliquie di san Vito nel suo monastero di Parigi; poi nell’836 l’abate Ilduino le avrebbe donate al monastero di Korway nel Weser, che divenne un centro importante nel Medioevo, della devozione del giovane martire.
Durante la guerra dei Trent’anni (1618-48), le reliquie scomparvero da Korwey e raggiunsero nella stessa epoca Praga in Boemia, dove la cattedrale costruita nel X secolo, era dedicata al santo; a lui è consacrata una splendida cappella.
Bisogna dire che delle reliquie di san Vito, è piena l’Europa; circa 150 cittadine, vantano di possedere sue reliquie o frammenti, compreso Mazara del Vallo, che conserva un braccio, un osso della gamba e altri più piccoli.
Nella città ritenuta suo luogo di nascita, san Vito è festeggiato ogni anno con una solenne e tipica processione, che si svolge fra la terza e la quarta domenica d’agosto. Il “fistinu” in onore del santo patrono, ricorda la traslazione delle suddette reliquie, avvenuta nel 1742 ad opera del vescovo Giuseppe Stella.
La processione, indicata come la più mattiniera d’Italia, inizia alle quattro del mattino, con il trasporto della statua d’argento del santo, posta sul Carro trionfale, trainato a braccia dai pescatori, fino alla chiesetta di San Vito a Mare, accompagnato da una suggestiva fiaccolata e da fuochi d’artificio; da questo luogo si crede sia partito con la barca per sfuggire al padre e al preside Valeriano.
Una seconda processione è quella celebre storica-ideale a quadri viventi, è una serie di carri, su cui sono rappresentate da fedeli con gli abiti dell’epoca, scene della sua vita e del suo martirio, chiude la processione il già citato carro trionfale.
“U fistinu” si conclude nell’ultima domenica d’agosto, con un’ultima processione del carro trionfale diretto al porto-canale e da lì il simulacro di s. Vito, viene issato su uno dei pescherecci e seguito da un centinaio di altri pescherecci e barche, giunge fino all’altezza della Chiesetta di S. Vito al Mare, per ritornare infine al porto.
A Roma esiste la chiesa dei santi Vito e Modesto, dove in un affresco oltre il giovanetto, compaiono anche Modesto con il mantello da maestro e Crescenzia in aspetto matronale con il velo.
Nell’area germanica s. Vito è rappresentato come un ragazzo sporgente da un grosso paiolo, con il fuoco acceso sotto.
Il santuario in cui è venerato nell’allora Lucania, oggi nel Comune di Eboli in Campania, denominato S. Vito al Sele, era detto “Alecterius Locus” cioè “luogo del gallo bianco”; nella vicina città di Capaccio, nella chiesa di S. Pietro, è custodita una reliquia del santo, mentre nella frazione Capaccio Scalo, è sorta un’altra chiesa parrocchiale dedicata anch’essa a S. Vito; la diocesi di questi Comuni in cui il culto di S. Vito è così forte, perché qui morì con i suoi compagni di martirio, si chiama tuttora Vallo della Lucania, pur essendo in provincia di Salerno.
Il santo è anche patrono di Recanati e nella sola Italia, ben 11 Comuni portano il suo nome (Articolo di Antonio Borrelli tratto dal sito web http://www.santiebeati.it/)

martedì 10 maggio 2016

Taranto (TA) - Festa patronale di San Cataldo


San Cataldo un po di storia

Nato in Irlanda, a Rachau, fra il 610 e il 620 (anche per questo è soprannominato Patrono dei forestieri), dopo essere stato prima monaco e poi abate, Cataldo divenne il vescovo di Rachau. La leggenda narra che durante un suo pellegrinaggio in Terra Santa, sbarco', dapprima nel porto dell'attuale Marina di San Cataldo, che da lui prese il nome, a 11 km da Lecce e poi su una spiaggia del mar Grande dove lanciò un anello in mare per fermare la tempesta. In quel posto si formo' una sorgente d'acqua dolce sottomarina detta l'Anello di San Cataldo. Fu vescovo di Taranto e a Taranto morì; fu sepolto nella cattedrale che in seguito fu distrutta dai Saraceni. Nel 1094 il corpo del santo fu rinvenuto durante i lavori di ricostruzione del tempio. Fu riconosciuto grazie ad una Croce d'oro sulla quale erano incise le parole CATALDUS FA. CHRI.

Cartoline Ufficiali della manifestazione Filatelica 2016 - S. Cataldo di Taranto

La tradizione gli attribuisce numerosi miracoli compiuti a Taranto, tra i quali si rammentano i più importanti: avrebbe restituito la vista ad un fanciullo e fatto tornare in vita un muratore, avrebbe guarito un cieco e una giovane pastorella muta. 


Viene invocato contro le guerre, le epidemie e la morte improvvisa. Il culto di san Cataldo è legato anche alle opere di assistenza sanitaria ed enti pubblici che portano il suo nome in segno di fede e di riconoscenza per la sua protezione.

Le celebrazioni per la festa di San Cataldo, patrono della città, cominciano a Taranto la sera dell'8 maggio, quando si svolge la cerimonia d'u pregge (privilegio). 
Essa consiste nella consegna da parte delle autorità religiose della statua di San Cataldo nelle mani del Sindaco.
Successivamente l'effigie del Santo viene portata a bordo di una nave della Marina Militare. 
Ha così inizio la suggestiva processione a mare, con al seguito una miriade di imbarcazioni, pescherecci e motoscafi. 
Il momento culminante della manifestazione coincide col passaggio del corteo attraverso il canale navigabile, tra i fuochi d'artificio e il suono delle sirene delle barche. Dopo l'attracco in via Garibaldi, nella città vecchia, la statua di San Cataldo viene portata in processione tra i vicoli, fino al rientro in Cattedrale.
Il 10 maggio si celebra la messa solenne nel duomo. Subito dopo si svolge la processione a terra. I fedeli seguono il Santo fino alla chiesa del Carmine, e dopo una sosta, lo riconducono nella cattedrale.


Queste due cartoline sono del 2006 e riemesse in circolazione in occasione
del 60° anniversario della nascita del Circolo Filatelico Tarentino

Tutte le cartoline qui esposte sono state disegnate e composte dal Professor Giuseppe Ferrara che da anni collabora con i circoli filatelici della città ed ha al suo attivo circa un centinaio di cartoline, annulli filatelici ed un foglietto erinofilo dell'I.P.Z.S.


Nota biografica

Prima pagina della Gazzetta del Mezzogiorno
con cartolina del Prof. G. Ferrara - 2016
Giuseppe Ferrara vive e lavora a Taranto: città di adozione. Professore ordinario di Arte nella scuola di stato, dipinge da giovanissimo ed ha attraversato negli anni differenti periodi artistici e preferenze tecniche : dai colori a vernice all’acrilico, dal figurativo all’astratto, per dedicarsi negli ultimi venti anni preferibilmente alla rappresentazione del paesaggio urbano con particolare riferimento alla città di residenza. Taranto è infatti la città più raffigurata tra i soggetti delle tele del pittore, ma anche dei disegni realizzati nel campo della grafica e pubblicati in editoria come copertine di libri o come cartoline e annulli delle Poste Italiane, di San Marino e del Principato di Monaco. 
Tra il 1965 e oggi, ha partecipato a numerose esposizioni personali e collettive in numerose città italiane: Roma, Bari, Mottola, Ginosa, Palestrina, Lavinio, Castel San Pietro Romano, Francavilla Fontana, Martina Franca e Taranto. E’ presente in pubblicazioni editoriali : Cataloghi di Artisti Contemporanei, Annuari d’Arte Moderna … anche in Gallerie private permanenti, Siti online e Musei Regionali e Nazionali. 
Ha scritto di lui il Prof. Iacobelli: Il processo creativo di Giuseppe Ferrara approda ad un felice linguaggio figurativo dove vivaci colori si compongono in una trama intensa di emozioni sincere. 
E' il Sud che compare nelle sue mille nostalgiche sfumature, con scorci, tramonti, marine, sempre isolato nella quasi totale esclusione dell'elemento umano e per questo estraneo al dato temporale. L'artista sembra così' volersi riappropriare di uno spazio della memoria che rende "assoluti" i luoghi descritti, spesso riconoscibili, anche se ogni volta trasfigurati..." 

Autoritratto
Il processo creativo di Giuseppe Ferrara approda ad un felice linguaggio figurativo dove vivaci colori si compongono in una trama intensa di emozioni sincere. E' il Sud che compare nelle sue mille nostalgiche sfumature, con scorci, tramonti, marine,sempre isolato nella quasi totale esclusione dell'elemento umano e per questo estraneo al dato temporale.

L'artista sembra cosi' volersi riappropriare di uno spazio della memoria che rende " assoluti " i luoghi descritti, spesso riconoscibili, anche se ogni volta trasfigurati..." Prof. F. Riccobelli

Giuseppe Ferrara ci incanta con la sua raffinata pittura figurativa capace di render omaggio a incantevoli paesaggi tarantini, con mille nostalgiche dissolvenze dense di colori ben sfumati che danno vitalità particolare anche a scorci ,marine, luoghi cari al nostro cuore e da lui trasfigurati con la magia della sua arte. Teresa Gentile (Articoli tratti dal sito  http://www.pittoriequadri.it/profile-1987.html)

Sito Web
Il sito del Prof. Giuseppe Ferrara è dedicato alla città di Taranto e ai suoi abitanti (i tarantini … con particolare riferimento per quelli che risiedono lontano dalla loro città natale).
L'artista che è tarantino di adozione poiché abita nella città ionica ormai da oltre venti anni, ha dedicato la maggior parte delle sue opere a paesaggi, palazzi, monumenti e vedute della " Città dei due Mari ".
(http://www.webalice.it/prof.gferrara/
è presente anche su https://www.facebook.com/giuseppe.ferrara.39589?fref=ts

sabato 16 aprile 2016

Massafra (TA) - Gerusalemme d'Italia


Massafra Gerusalemme d'Italia


L'Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Taranto, in collaborazione con Barbara Wojciechowska Bianco, il comitato scientifico e l'amministrazione del Comune di Massafra ha organizzato il Convegno e la mostra fotografica sul tema: “Massafra, Gerusalemme d’Italia – affinità paesaggistiche, architettoniche e iconografiche”

Il convegno e la mostra hanno per finalità l’obiettivo di valorizzare questa città al fine di riproporla come soggetto turistico, unico e originale. A questi obiettivi è legata un’idea di sviluppo sociale, economico, turistico e culturale in grado di rilanciare Massafra e il territorio ionico su uno scenario internazionale.

La sessione mattutina del Convegno si è tenuta alle ore 9:30 presso “Palazzo della Cultura” - Via Caduti della nave Roma, 7 (Massafra), mentre la sessione pomeridiana si terrà alle ore 16:30 presso il Teatro Comunale - Piazza Garibaldi, 10 (Massafra).

Sabato 16 aprile presso il Palazzo della Cultura di Massafra, oltre al convegno, mostra fotografica permanente c'è stato un annullo filatelico che avranno al centro Massafra, al fine di proporla come soggetto turistico, unico e originale. Ideatrice del progetto, come detto sopra, è stata la prof. Barbara Wojciechowska Bianco, Professore emerito dell’Università di Lecce, Rettore dell’Università “Orazio Bianco”, Membro dell’Académie de France. A sostenerla il Comune di Massafra, la Provincia di Taranto, la Consulta delle Associazioni, l’Università di Lecce e l’Università di Bari. Progetto che ha trovato anche il sostegno di UPGI, Service Club Rotary, Rotaract, Leo Club, Circolo Filatelico “A. Rospo”, liceo “De Ruggieri”, Ufficio turistico “Nuova Hellas” e Biblioteca Comunale di Massafra.

La giornata è iniziata presso il Palazzo della Cultura con  con i saluti di Martino Tamburrano, Presidente della Provincia di Taranto e Sindaco di Massafra; dell’Assessore alla Cultura e all’Associazionismo Antonio Cerbino e del Presidente della Consulta delle Associazioni Pino Presicci.
Sono intervenuti (tra parentesi il titolo del tema che affronteranno): Giovanni Matichecchia (“Identità culturale e coesione sociale”), Raffaele Casaburi (“Il brand “Massafra, Gerusalemme d’Italia”), Daniel Dal Corso (“Il territorio progetta il proprio sviluppo: i GAL e l’approccio LEADER nel Programma di Sviluppo Rurale della regione Puglia per il periodo 2014/2020”), Franco Silvestri (“Limiti e prospettive di un percorso culturale per la Città”), Giulio Mastrangelo (“Tra storia e leggenda: le origini della Chiesa a Massafra”), Clorinda Garrafa (“Affinità paesaggistiche e architettoniche tra Massafra e Gerusalemme”). Alle ore 12.30 è stata inaugurata l’eccezionale mostra fotografica permanente “Massafra Gerusalemme d’Italia”.

A portarla nel mondo anche un annullo filatelico (bozzetto di N. F. Assi su indicazione dell’arch. Clorinda Garrafa) che è stato apposto su due speciali cartoline filateliche stampate, come i manifesti, presso la Tecnografica di Piergianni Ardito. La manifestazione è continuata nel pomeriggio, dalle ore 16.30, presso il Teatro Comunale “Nicola Resta” ed è incentrata sulle “Attese del turista europeo verso i luoghi mediterranei del mito”. Sono intervenuti (tra parentesi il tiolo delle loro relazioni): Barbara Wojciechowska Bianco (“Vedere l’invisibile”), Stefano Milda (“La sacralità dell’ulivo: La Domenica delle Palme a Mosca”), Thomas Christiansen (“H.V.Morton alla ricerca del brand turistico per la Puglia negli anni 60”), David Katan (“Risultati ricerca del Convegno Internazionale dell'Università di Lecce sul brand Massafra, 

Gerusalemme d’Italia”), Fabrizio Lelli (“La diaspora: storia degli ebrei in Puglia”), Roberto Caprara (“Le chiese rupestri: tesoro di Massafra”), Cosimo Mottolese (“Affinità tra ipogei di Massafra e di Gerusalemme”), Michele Marco Quaranta (“Continuità e discontinuità della liturgia ebraica e cristiana”). Al convegno si succederanno a più riprese dei convegni internazionali che studieranno i contenuti culturali, sociali ed economici del brand “Massafra, Gerusalemme d’Italia”. Il primo, successivo alla mostra, è previsto già per il 28 ottobre. La mostra è itinerante e sarà esposta nell’Università La Sorbona IV, nell’Università di Varsavia, nell’Università di Lecce e nell’Università di Praga. In seguito sarà esposta anche all’Expo internazionale del turismo a Francoforte e nelle altre università del mondo: Mosca, Berlino, Amsterdam, Madrid, Bruxelles, Londra, Dublino, Lisbona, Roma e Bari. L’evento “Massafra, Gerusalemme d’Italia” sarà accolto, (come si prevede), in varie trasmissioni televisive come “L’Italia in diretta” e “Super Quark” di Piero e Alberto Angela. Lo scopo definitivo di questo evento (come ci ha detto, fra l’altro, l’ideatrice Barbara Wojciechowska Bianco) è anche quello di suscitare l’interesse dell’UNESCO e dichiarare Massafra come patrimonio dell’umanità.